Sperimentazione, e poi?

E’ di questi giorni la notizia dell’apertura a titolo sperimentale del doppio senso di circolazione ciclabile di un tratto di via Brera a Milano; si tratta di un avvenimento da accogliere con grande soddisfazione in quanto reintroduce in città un dispositivo fondamentale per la preferenziazione della mobilità ciclistica nelle aree urbane.

La sua realizzazione tuttavia  ha reso evidenti le difficoltà che si incontrano nel conformarsi alle prescrizioni avanzate dal Ministero dei Trasporti per attuare tale dispositivo, prescrizioni che non solo non consentono di sviluppare gli interventi con semplicità ed efficacia, ma che si rivelano alla fine poco comprensibili, e quindi anche meno sicuri, per gli utenti.

Le prescrizioni di cui si tratta riguardano due aspetti (parere MIT n.6234 del 21/12/11).

Il primo aspetto riguarda le caratteristiche che devono avere le strade per poter adottare il doppio senso ciclabile, che devono cioè essere strade locali moderate, non essere percorse da veicoli pesanti, avere una carreggiata libera di almeno 4,25 metrie non consentire la sosta sul lato riservato alle biciclette; caratteristiche che, anche se non tutte condivisibili[1], risultano quantomeno comprensibili nella logica che le informa.

Il secondo aspetto è invece relativo alle modalità indicate per il segnalamento del dispositivo. Non viene infatti riproposto il modo adottato in moltissimi paesi –e fino a qualche anno fa comune anche in Italia- della semplice aggiunta del pannello ‘eccetto biciclette’ sia al segnale di senso unico che a quello di senso vietato, ma viene prescritto un complesso sistema di segnali di ‘direzione obbligatoria eccetto bici’ per evitare che gli autoveicoli imbocchino la strada, che resta regolata a doppio senso, nella direzione aperta alla circolazione delle sole biciclette.

 

Da dove nasce questa davvero poco comprensibile indicazione?

Deriva dal fatto che, secondo i tecnici ministeriali, il Codice della Strada consente esplicitamente agli automobilisti nei sensi unici di utilizzare l’intera carreggiata, il che risulta incompatibile con la circolazione delle biciclette in direzione opposta: da ciò la conclusione di non poter regolare la strada a senso unico ma di doverla formalmente mantenere a doppio senso di circolazione.

I passaggi del Codice che, a nostra conoscenza, possono aver portato a tale affermazione sono due.

Il primo non è in realtà un articolo ma una didascalia posta a commento della figura del segnale di  ‘senso unico frontale’ (fig.II 349 Art.135) contenuta nell’appendice che riporta le immagini della segnaletica stradale. Tale cartello, raramente utilizzato, va posto in una strada a doppio senso di circolazione quando inizia la sua regolazione a senso unico per avvisare gli automobilisti che, da quel punto in avanti, possono impegnare anche la corsia in precedenza destinata agli autoveicoli procedenti in senso opposto[2]. Ci si permette al proposito di osservare come una semplice didascalia, che non trova alcun riscontro nell’articolato del CdS e che non viene peraltro ripetuta a commento del più diffuso segnale di senso unico parallelo, non possa essere ritenuta prevalente rispetto alla fondamentale norma di comportamento dettata dall’articolo 143 del CdS[3] 

Il secondo passaggio è il comma 3 dell’art.154, che prescrive ai veicoli che devono svoltare a sinistra percorrendo una strada a senso unico di tenersi il più possibile sul margine sinistro della carreggiata (e, peraltro, di usare la massima prudenza), ma non è dato comprendere perché la segnalazione data dal pannello integrativo “eccetto bici” posto sotto i normali segnali che regolano i sensi unici a inizio strada sia sufficiente per consentire agli automobilisti di adeguare i propri comportamenti tranne che nel caso in cui appunto debbano svoltare a sinistra. In ogni caso il supposto problema avrebbe potuto facilmente essere superato con qualche indicazione di rafforzamento puntuale della segnaletica posta nell’area di intersezione.

Da queste interpretazioni che riteniamo quantomeno discutibili nascerebbe dunque la necessità di mantenere lo ‘status’ formale di strada a doppio senso di circolazione per le strade a senso unico da aprire al doppio senso ciclabile e la conseguente necessità di sostituire il normale divieto di accesso con l’indicazione delle direzioni obbligate.

Il problema è che in tal modo la strada diventa legittimamente percorribile in entrambe le direzioni per tutti i veicoli che vi si immettono dagli accessi e dai passi carrai intermedi, che vanno pertanto tutti attrezzati con un segnale di direzione obbligatoria.

Nel caso citato di via Brera, strada del centro storico di notevole pregio, si sono dovuti installare in un tratto di nemmeno300 metriben 11 segnali; e anche questo non basterebbe dato che resta teoricamente sempre possibile e lecito per un automobilista effettuare l’inversione di marcia a ‘U’: si è in definitiva riusciti a trasformare la soluzione a un problema inesistente in un problema senza soluzione, tanto da alimentare il sospetto che si sia voluto rendere in pratica inapplicabile il provvedimento in questione.




Ci auguriamo quindi che, anche sulla scorta di questo prima importante sperimentazione, si possa mettere a punto una pratica operativa condivisa tra i Comuni che, nel rispetto sostanziale della normativa, consenta di applicare il dispositivo di ‘doppio senso ciclabile’ con la necessaria efficacia, flessibilità e sicurezza[4].

 



[1] Emblematico al riguardo l’aspetto della sosta: per un ciclista è di gran lunga meno pericolosa un’auto parcheggiata ‘contromano’, dalla quale si può quindi vedere il ciclista in arrivo, che una parcheggiata nel suo stesso senso. L’apertura improvvida delle portiere è peraltro una delle principali cause dell’incidentalità grave che coinvolge i ciclisti.

[2] La didascalia recita: “Senso unico frontale. E’ installato frontalmente all’inizio di una strada per indicare che i conducenti possono utilizzarne l’intera larghezza”.

[3] L’art.143 al comma 2 recita: “I veicoli devono circolare sulla parte destra della carreggiata e in prossimità del margine destro della medesima, anche quando la strada è libera”. Si sottolinea che l’articolo non fa differenza tra strade a doppio senso e strade a senso unico.

[4] Anche sulla scorta delle tranquille e positive esperienze di città come Reggio Emilia, nella quale tutte le strade del centro storico sono dichiarate percorribili nei due sensi di marcia per le biciclette, o dei molti Comuni che ancora applicano la segnaletica tradizionale.

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