Andamento della mobilità e dell'incidentalità ciclistica a Milano - resoconto 2016



Andamento della mobilità e dell'incidentalità 
ciclistica a Milano

I risultati di un’indagine autogestita sull’uso della bicicletta in città dal 2008 ad oggi - resoconto 2016

 

Le rilevazioni (990 dall’inizio del rilevamento a oggi) hanno riguardato tutti i mesi e tutti i giorni dell’anno, con l’eccezione del biennio 2010-2011 nel quale sono stati rilevati i due soli periodi primaverile (aprile e maggio) ed autunnale (settembre e ottobre).

I dati utilizzati nelle elaborazioni sono riferiti ai soli giorni non piovosi e in assenza di altri elementi perturbanti. Nella figura sopra sono riportati i valori osservati nel corso dell’anno, unitamente a quelli osservati nell’anno precedente.

Nella tabella e nel grafico che seguono sono raccolti i dati relativi ai valori medi mensili, unitamente alla stima dell'intervallo di confidenza calcolato per un livello di significatività del 90%.

 

Il 2016 è stato un anno nel quale la crescita della mobilità ciclistica sembra essersi arrestata, riattestandosi anzi su livelli leggermente inferiori a quelli dell’anno precedente.

In pratica tutti i mesi hanno registrato un numero di ciclisti sistematicamente inferiore ai corrispondenti mesi del 2015, nonostante condizioni atmosferiche caratterizzate da temperature particolarmente miti e da una scarsissima piovosità.

Nel grafico seguente si può osservare l’andamento dei valori medi relativi ai soli mesi autunnale (settembre-ottobre) e primaverile (aprile-maggio), mesi sulla cui base vengono effettuate le stime delle variazioni annue.

Tale andamento, dopo un periodo di leggera decrescita, rivela una forte discontinuità tra il 2010 ed il 2011, con un balzo di 27 punti percentuali, seguita da una nuova stasi nell'anno successivo, una ripresa della crescita nel 2013 e una nuova accelerazione nel 2014 quando l’incremento sull’anno precedente raggiunge il 21%. La crescita è confermata nell’anno successivo, anche se con velocità fortemente ridotta (+12%), per invertire la tendenza nel 2016 quando la variazione sull’anno precedente segna un -8%.

Nell’ultimo diagramma è infine riportata la stima della ripartizione modale complessiva calcolata imponendo per il 2011 il valore rilevato per i motivi di lavoro e studio dal censimento ISTAT, pari al 5.86%, e calcolando il valore relativo agli altri anni sulla base delle variazioni rilevate nell’indagine.

Secondo tali stime, la quota modale passerebbe dall’8.4% del 2015 al 7.7%, il che allontanerebbe al 2024 il raggiungimento dell’obiettivo del 15%; questo sempreché la contrazione rilevata sia contingente e non l’inizio di una vera e propria inversione di tendenza.

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